SEO On Page: cos’è e che benefici porta?

Marco Targa - 13 luglio 2020

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Le attività della SEO On Page sono indispensabili per ottimizzare una pagina web che si vuole far conoscere al motore di ricerca e, soprattutto, che deve scalare la SERP arrivando, nel migliore dei casi, nella prima posizione non a pagamento.

 

L’obiettivo di questo lato della Search Engine Optimization è quello di creare traffico organico sul sito costituito da utenti in target con gli argomenti che vengono trattati o con i prodotti che vengono venduti.

 

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L’ambito di competenza della SEO On Page comprende la struttura del sito, il back-end e anche i contenuti che vengono pubblicati sulle pagine. Questo fa capire che restando nei confini di ciò che è nostro si ha maggiore controllo sull’ottimizzazione On Page rispetto a quella Off Page.

 

Per svolgere un buon lavoro bisogna conoscere i fattori che influiscono sul posizionamento del sito.

Vediamo quali sono i principali.

 

 

Ottimizzazione SEO On Page: Parole chiave

 

Aggiornamento dopo aggiornamento è diminuito il peso delle keyword per il ranking di Google, almeno in senso stretto.

 

Certamente è passato il tempo in cui si infarcivano di parole chiave i testi per indurre il motore di ricerca a prendere in considerazione il contenuto.

 

Oggi l’algoritmo cerca di capire l’intento di ricerca dell’utente che digita una query e la keyword è un fattore molto importante per restituire un elenco di siti con informazioni soddisfacenti.

 

Google è in grado di capire il contesto in cui viene utilizzata la parola e, quindi, non va più a cercare contenuti che hanno semplicemente al suo interno il termine specifico, ma va a caccia della vera risposta alla domanda fatta dall’utente.

 

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Ottimizzazione On page: URL

 

Nella SEO On Page l’Uniform Resource Locator, ovvero l’URL, resta il fattore di ranking più importante, quindi da utilizzare strategicamente se si vuole arrivare in cima alla SERP.

 

Se nel dominio è presenta la parola chiave che identifica l’attività il sito ne trarrà vantaggio.

Per essere ancora più chiari possiamo pensare alla ricerca di un idraulico a Bologna: il sito idraulicoabologna.it ha molte più possibilità di posizionarsi ai primi posti del motore di ricerca rispetto a un dominio tipo magodeltubo.it. Naturalmente questo esempio è valido se i contenuti dei due siti sono simili.

 

Il consiglio migliore è iniziare da un URL SEO friendly che sia breve, formato da poche parole e che sia descrittivo. Praticamente Google ama quando riesce a capire il tema del libro osservando la copertina.

 

Un URL semplice e comprensibile permette anche all’utente di intuire immediatamente cosa troverà all’interno delle pagine web tra cui navigherà accedendo al sito e quando l’utente è soddisfatto anche il motore di ricerca lo è.

 

Bisogna sempre ricordarsi che l’esperienza dell’utente sul sito inizia già dal facile riconoscimento del dominio.

 

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SEO On Page: Tag Title

 

Tornando all’esempio del libro, il Tag Title è appunto il titolo di una pagina web che viene visualizzato in SERP e in alto sul browser.

 

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Questo piccolo pezzetto di codice HTML deve essere usato per descrivere in pochissime parole il contenuto che l’utente troverà una volta cliccato il link proposto dal motore di ricerca.

 

Anche in questo caso l’uso della parola chiave è necessario per costruire un title perfetto ed è consigliabile inserirla all’inizio del tag piuttosto che alla fine.

 

Vige sempre la regola di essere chiari e specifici così da dare informazioni limpide agli utenti e a Google attraverso il titolo.

 

Infine, bisogna cercare di attirare l’attenzione sul proprio title, perchè sulla SERP si trova un elenco uniforme di risposte alla domanda digitata. Si possono usare elementi grafici (ad esempio parentesi) o parole dal significato forte (esempio: 10 consigli per, miglior guida per, novità).

 

Si può costruire in questo modo un Tag Title utile per intercettare le parole chiave a coda lunga che fanno aumentare il traffico verso il sito.

 

 

Heading Tags: H1, H2, H3, H4, H5, H6

 

Questi tag riguardano i contenuti che si trovano in una pagina web e la gerarchia delle informazioni in relazione al tema centrale trattato.

 

Il titolo del contenuto è identificato dall’H1 ed è quello che fa capire subito di che cosa tratta l’articolo, l’infografica, il video che stiamo per leggere/osservare.

 

Gli H2 sono i titoli dei sotto-paragrafi che contribuiscono ad approfondire l’informazione, ma si possono inserire altri sotto-sotto-paragrafi con importanza sempre minore rispetto, quindi proseguire con H3, H4, H5, H6.

 

Normalmente vengono utilizzati i tags H1, H2, H3, mentre solo raramente in un testo di un sito o di un blog vengono inseriti altri sottotitoli.

 

Occorre ottimizzare gli Heading Tags inserendo la keyword principale e le correlate, così da descrivere un percorso fatto di informazioni con diverso grado di importanza, ma tutte inerenti al tema centrale.

 

Ottimizzazione SEO On Page: Meta Description

 

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Questo attributo HTML può essere visto con il riassunto del contenuto che viene visualizzato nella SERP.

In pratica, sono quelle pochissime righe che appaiono sul motore di ricerca sotto a ogni URL e che danno all’utente un anticipazione di quanto troveranno sulla pagina web linkata.

 

È certamente un fattore fondamentale per il ranking e deve essere ottimizzato per dare precise indicazioni anche a Google (o altro motore di ricerca), quindi è utile inserire la keyword principale per far capire immediatamente su cosa verte il contenuto.

 

È necessario scrivere Meta Description massimo di 160 caratteri (meglio fermarsi a 155), perché frammenti più lunghi vengono tagliati e, di conseguenza, non vengono visualizzati per intero nella pagina di risposta del motore di ricerca.

 

 

Contenuti

 

Era il 1996 quando Bill Gates diceva “Content is King” e ancora oggi il contenuto di un sito è sovrano quando si parla di SEO On Page.

 

È fondamentale inserire nel proprio sito informazioni esaustive e utili a chi cerca qualcosa in rete che riguarda ciò che si mette in commercio o il settore in cui si opera, ma è necessario ottimizzare i contenuti per renderli efficaci sia per l’utente sia per il crawler.

 

Buona norma è inserire la parola chiave nella prima parte del testo, generalmente si dice di metterla tra le prime 150 parole, senza dilungarsi troppo in una lunghissima introduzione che non permette di capire dove si andrà a parare.

 

Si possono usare diversi tipi di contenuti oltre ai testi per catturare l’attenzione degli utenti e ridurre la frequenza di rimbalzo. Video, immagini, infografiche possono essere inserite nelle pagine del sito o del blog per dare informazioni in modo più rapido e mirato.

 

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Quando si inseriscono contenuti multimediali bisogna fare in modo che essi siano riconosciuti da Google e per fare ciò si deve utilizzare il alt tag per le immagini e il titolo per quanto riguarda i video.

Le parole chiave devono essere presenti nel testo alternativo che descrive l’immagine e nel titolo del video, così da permettere una chiara lettura da parte del crawler che altrimenti non potrebbe conoscere la natura del contenuto multimediale.

 

Un’altra pratica da usare sapientemente per scalare la SERP è quella di inserire link interni al sito che portano da un contenuto a un altro che contribuisce a completare l’informazione. Non bisogna eccedere inserendo troppi link, perché si potrebbe passare dal creare un vantaggio a causare uno svantaggio.

 

Possono essere inseriti nei contenuti anche link a siti esterni, purché essi siano giudicati autorevoli dal motore di ricerca e le informazioni siano coerenti con quelle da cui sono state linkate.

 

Sono d’aiuto per la diffusione dei contenuti anche l’utilizzo di pulsanti per la condivisione sui social network. Più il contenuto è condiviso e più utenti hanno la possibilità di cliccare sul link ed entrare nel sito, un concetto semplice ma che può fare la differenza anche per il motore di ricerca.

 

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Ottimizzazione On Page: Velocità di caricamento

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La velocità con cui un sito si apre è determinante per l’esperienza dell’utente e, di conseguenza, anche per il ranking di Google.

 

È noto che se una pagina web non si carica in meno di 3 secondi il 50% delle persone la abbandona senza attendere oltre. Se i secondi salgono a 6 allora ad andarsene sono i tre quarti degli utenti.

 

Il fattore velocità è ancora più determinante ora che la navigazione da dispositivi mobili è molto diffusa. Quasi il 60% di chi fa ricerche sul web da smartphone e tablet si aspetta che il sito si apra più velocemente rispetto a quando lo visita da desktop.

 

Si possono utilizzare diversi espedienti tecnici per rendere più rapidi i caricamenti delle pagine di un sito, ad esempio: usare la memorizzazione nella cache del browser, pulire il codice, scegliere un provider di hosting che garantisce maggiore velocità, minimizzare i reindirizzamenti.

 

Particolare attenzione deve essere prestata al peso delle immagini caricate sul sito, perché sono loro a influenzare per il 50/60% la rapidità con cui la pagina web si apre.

Utilizzare strumenti per comprimere le immagini in moltissimi casi, proprio per non causare un fatale rallentamento e una frequenza di rimbalzo alta.

 

Per misurare la velocità di caricamento di un sito esistono diverse piattaforme online che si possono usare come, ad esempio, PageSpeed Insights o GTmetrix.

 

 

Responsive e Mobile First

 

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Visto il sempre crescente numero di persone che navigano da dispositivi mobili, come abbiamo già detto, nel tempo è diventato un fattore di ranking sempre più importante la corretta visualizzazione dei siti da smartphone  tablet.

 

Siamo passati dalla necessità di avere un sito responsive, ovvero capace di riadattare i contenuti delle pagine al tipo di device da cui vengono visualizzati, al Mobile First, il principio per cui si creano siti pensando direttamente alla loro fruizione da mobile.

 

 

Redirect 301 e Canonical

 

La duplicazione dei contenuti è un fattore penalizzante per Google, ma si possono usare soluzioni tecniche che permettono di evitare questo problema: Redirect 301 e Canonical.

 

Il reindirizzamento 301 dice al motore di ricerca che la pagina non è più disponibile a quell’indirizzo ma è stata trasferita in modo permanente ad un altro.

 

Il rel Canonical serve per dire al crawler qual è l’URL principale da analizzare con più frequenza e quali invece sono gli URL meno importanti da ignorare (o quasi).

Questo è utile quando a diversi URL corrisponde uno stesso contenuto.

 

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Marco Targa

Scritto da Marco Targa

Cresciuto in mezzo a numeri ed analisi statistiche, ho allargato i miei orizzonti al mondo della comunicazione certificandomi sull'Inbound Marketing. hai bisogno di un supporto per la tua strategia o sulla lettura dei dati riguardanti il tuo Sito Web? Sono la persona giusta!

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